Spirito di Assisi

Il 27 di ogni mese, in seguito all'incontro ad Assisi dei reppresentanti delle religiosi, con San Giovanni Paolo II, il 27ottobre 1986, il nostro Vescovo propone un'intenzione di pregiera !

27 luglio 2022

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

l'assenza della pace non sempre è causata da una guerra come abbiamo imparato a conoscerla storicamente con lo scontro tra due eserciti regolari. Molto più frequentemente a generare violenza, morte, violazione dei diritti umani e a minacciare la pacifica convivenza sono i cartelli del crimine, organizzazioni criminali, gruppi mafiosi che seminano innanzitutto paura e tendono al completo controllo del territorio. A contrastare le loro attività delinquenziali ci sono gli organismi statali deputati a questo compito e tanti soggetti di società civile che cercano di favorire e promuovere una cultura e un'educazione rispettosa delle regole, fondata sulla giustizia e assolutamente contraria ad ogni uso della violenza.

Le comunità di fede svolgono un ruolo primario: ne è prova l'alto numero di assassini, di violenze, di minacce, di rapimenti ai danni di esponenti di quelle stesse comunità. Ultimamente tutto questo si è registrato soprattutto in Haiti, in Nigeria, nell'America centrale e in particolare in Messico dove la Conferenza episcopale cattolica a questo proposito ha sentito la necessità di indire una giornata di preghiera per la pace.

Alla luce di tutto questo propongo che il prossimo 27 luglio, come in ogni nostro appuntamento mensile nello "spirito di Assisi", preghiamo perché cessi la violenza delle organizzazioni criminali e ciascuno apra la propria vita all'accoglienza della pace che Dio dona e chiede.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 giugno 2022

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

nel vortice della violenza che attraversa tutto il pianeta, non possiamo restare inerti. Ci sentiamo piuttosto chiamati a unire le energie spirituali di tutte le fedi. E lo sentiamo tanto più forte perché, ancora una volta, la violenza si è abbattuta su una comunità di fede. È accaduto in Nigeria all'inizio del mese (5 giugno) quando alcuni uomini hanno aperto il fuoco contro i fedeli della chiesa di San Francesco Saverio nella cittadina di Owo, nello stato di Ondo, mentre celebravano la festa di Pentecoste. Le agenzie locali non sono state in grado di riferire il numero preciso delle vittime (forse 50) e le indagini non hanno finora rivelato il profilo e il movente degli attentatori. A noi resta il compito di volgere sguardo, mente e anima a Dio con sentimenti comuni di pace.

Siamo convinti che il primo risultato efficace di tutto questo sia il riconoscere che Dio, invocato in modi e lingue tanto diverse, sceglie sempre di stare dalla parte della pace e guarda la realtà con gli occhi delle vittime. Chiediamogli il dono della consolazione per i familiari di coloro che sono stati uccisi. Chiediamogli anche di muovere alla conversione gli assassini e di fare in modo che non si accenda contro di loro alcuna sete di vendetta. Il 27 giugno, giorno di convergenza della nostra preghiera, scenda grazia in ogni angolo della terra e vi siano cuori capaci di accogliere il dono della pace.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 maggio 2022

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

non mancano di certo le preoccupazioni per le troppe situazioni drammatiche che marchiano a fuoco tante comunità, popoli e intere nazioni. Alla crisi ucraina che abbiamo imparato a conoscere bene e di cui non si intravede la fine, uniamo la trepidazione per le situazioni di violenza che si consumano in Africa, in Asia e nelle Americhe. In particolare vogliamo trasformare in preghiera l'invito che Papa Francesco ha rivolto al mondo intero lo scorso 11 maggio: "Rivolgo un pensiero speciale al popolo dello Sri Lanka, in particolare ai giovani che negli ultimi tempi hanno fatto sentire il loro grido di fronte alle sfide e ai problemi sociali ed economici del Paese. Mi unisco a quelle autorità religiose nell’esortare tutte le parti in causa a mantenere un atteggiamento pacifico, senza cedere alla violenza. Faccio appello a tutti coloro che hanno responsabilità, perché ascoltino le aspirazioni della gente garantendo il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà civili". Che questo appello diventi preghiera nei nostri cuori e sulle nostre labbra e sappia dar voce anche alle vittime di tutti i conflitti armati e delle violenze. Voglia il Dio della pace porgere l'orecchio alla preghiera che vedrà donne e uomini di ogni tradizione religiosa e di ogni lingua tornare spiritualmente a unirsi il 27 maggio prossimo nello "spirito di Assisi".

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 aprile 2022

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

quante parole abbiamo usato in questi ultimi tempi per richiamare all’impegno per la pace. Appelli, dichiarazioni, discorsi, interventi… Ebbene, proprio quando ci sembra di non avere più parole o di averle logorate, siamo chiamati a dare più spazio alla parola segreta e silenziosa della preghiera che si rivolge direttamente a Dio. In questo tempo prezioso per i cristiani d’Oriente e d’Occidente che celebrano la Pasqua, ma anche per le nostre sorelle e fratelli musulmani che vivono il Ramadan, vorremmo rivolgerci tutti insieme al Dio della pace affinché apra un varco nella durezza di cuore che è alla radice di sofferenze, distruzione e morti in Ucraina e in tante guerre dolorosamente nascoste nelle pieghe della cartina geografica del mondo. Nessun dono della pace da parte di Dio può avere effetto se non trova cuori disposti ad accoglierlo. Nessun seme germoglia e porta frutto se non riceve acqua. Gesù chiama lo Spirito di Dio “acqua viva”. Ne abbiamo più che mai bisogno. Per questo vorremmo che la nostra preghiera, che come ogni 27 del mese si eleva a Dio in ricordo di quello storico incontro delle religioni nel 1986 ad Assisi, si trasformasse in un fiume per irrigare il seme della pace che Dio ha posto nel terreno del mondo. Quanto più profonda e abbondante è la nostra preghiera, resa autentica dalla “conversione” del cuore, tanto più riusciremo a vincere l’aridità di chi si chiude al bene della pace.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 marzo 2022

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

in questo tempo tragicamente inquieto e minaccioso per tanta parte della famiglia umana, siamo chiamati a intensificare la nostra preghiera. Ce lo chiede Dio, ce lo chiedono le vittime, ce lo chiede l’umanità intera. Non possiamo permettere che resti sepolta dalle macerie dei bombardamenti cui assistiamo in questi giorni in Ucraina la fraternità che sempre deve guidare i nostri pensieri e i nostri comportamenti. La preghiera va intensificata perché è attraverso l’intima unione con Dio che rinnoviamo quel vincolo di fratellanza profondo e autentico. “Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, - ci ha ricordato recentemente Papa Francesco - e chi appoggia la violenza ne profana il nome”. È lo spirito di Assisi, è il senso che abbiamo inteso dare all’iniziativa di questa preghiera mensile da rivolgere al cielo qualunque sia la nostra appartenenza religiosa. Aumentiamo, pertanto, i nostri momenti di preghiera per la pace e ritroviamoci ancora soprattutto il 27 prossimo a invocare la pace per i nostri fratelli e le nostre sorelle di Ucraina, Myanmar, Haiti, Etiopia, Congo e di ogni altro angolo del mondo in cui la guerra porta il suo carico di paura, dolore, distruzione e morte. Desideriamo far salire più forte a Dio il grido delle vittime, pregando ancora per la conversione del cuore dei violenti e per aprirci tutti al dono della pace.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 febbraio 2022

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

la crisi in Ucraina che continua ad essere presente nella nostra preghiera insieme a tutti i conflitti dimenticati che si consumano drammaticamente lontano dai nostri occhi, dimostra ancora una volta che la guerra viene ancora considerata uno scenario possibile per risolvere contese, incomprensioni e scontri di potere. Eppure all’indomani della seconda guerra mondiale ci si impegnò a “salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità”. Così si legge nel preambolo della Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Purtroppo da quella data si sono susseguiti tanti conflitti interni alle nazioni, guerre regionali e invasioni. Nel frattempo la guerra ha assunto nuovi tratti più sofisticati, diventando tecnologica, economica, informatica. Sembra che alle forme del male non ci sia mai fine. Ma noi abbiamo la speranza che il bene trionferà. Per questo nell’appuntamento mensile del prossimo 27 ci rivolgeremo a Dio per chiedere di convertire il cuore e le menti di coloro che continuano a preparare e alimentare la violenza dei conflitti in tutte le loro forme e nello stesso tempo che ispiri le autorità nazionali e sovranazionali ad adoperarsi efficacemente per favorire il dialogo e mantenere la pace.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 gennaio 2022

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

sono molti i focolai di guerra che incendiano il mondo e feriscono l’umanità. Davanti a Dio vogliamo ricordare le popolazioni del Tigray, Haiti, Sudan, Congo, Burkina Faso, Nigeria, dove si sono registrati ultimamente sanguinosi attentati e stragi, come anche l’Ucraina per la quale continuiamo a pregare. Per il nostro consueto appuntamento mensile di preghiera che, appartenenti a tante fedi diverse, ci vede uniti nell’invocazione del dono della pace, chiedo di implorare l’aiuto di Dio per la popolazione del Kazakistan. Poco meno di 20 milioni di abitanti in una nazione che è al nono posto nel mondo per estensione territoriale, vivono la tensione dello scontro tra polizia ed esercito, da un lato, e tanti cittadini che protestano a causa dell’inasprimento del costo della vita, dall’altro. Uno scontro che ha già provocato centinaia di vittime. Pregheremo perché il Dio della pace incoraggi i timidi segnali di un pieno ritorno alla pace intesa come giustizia per tutti, garanzia dei diritti umani universali ed esclusione di ogni violenza. Come di consueto chiediamo che ciascuno si ritrovi con la propria comunità di appartenenza il 27 prossimo a chiedere che tutti facciano spazio alla pace autentica nella propria vita.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 dicembre 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

la crisi alla frontiera tra Ucraina e Russia, insieme a tutti gli altri conflitti armati in corso in quest'ultimo scorcio del 2021, preoccupa perché reca un potenziale di violenza e distruzione. Ancora una volta lo scontro sembra essere dettato da disegni geopolitici e interessi economici del tutto estranei all'interesse della popolazione interessata. Vogliamo unire le voci dell'anima di ogni fede e chiedere a Dio di convertire alla pace ogni inclinazione alla violenza. Ci sono sempre altre strade per ricomporre le contese e devono essere esplorate per risparmiare sofferenze, lutti e distruzioni. In questa stessa direzione chiediamo di fermare la pericolosa crescita della spesa per l'acquisto di nuovi armamenti registrata persino durante i mesi più difficili della pandemia. Uniamo la voce della preghiera a quella di papa Francesco e di tante altre autorità religiose, civili e scientifiche, che chiedono una inversione di rotta di fronte a questa scelta economica e politica davvero ingiustificabile.
Quel denaro investito per aumentare le armi serva piuttosto a ridurre lo scandalo della povertà. I fondi risparmiati potrebbero costituire uno speciale fondo globale gestito dall'Onu per far fronte a pandemie, miseria e cambiamenti climatici. Il 27 dicembre, ciascuno nella forma che gli è più congeniale, ci ritroveremo spiritualmente uniti a pregare per la pace secondo queste intenzioni.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 novembre 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

le cronache ci rivelano che sono almeno 18 i Paesi nei quali, dal 2016 ad oggi, è stato documentato l’impiego dei minori in conflitti armati. Si tratta di bambini strappati alla propria infanzia, privati dei loro sogni, con l’orrore che si stampa negli occhi e nella mente, destinato a trovare un'eco di violenza nel corso della vita. Sottratti alle loro famiglie, vittime di veri e propri rapimenti, questi bambini subiscono un indottrinamento fanatico e fondamentalista e vengono avviati alla violenza attraverso apposite esercitazioni. Molto spesso sono vittime di torture. Il 40% degli arruolati sono bambine che spesso subiscono stupri.

Il 27 di questo mese, nel nostro consueto appuntamento con la supplica che, uniti, rivolgiamo a Dio, vi chiedo di pregare per la sorte e la vita dei bambini - soldato. Il Signore voglia custodirli, disarmando le menti di chi arriva a progettare e mettere in atto un crimine tanto odioso.

Nel Vangelo troviamo l’affermazione che “è dei piccoli il Regno di Dio”. La tenerezza di Dio ha eco nelle parole di Gesù: “lasciate che i bambini vengano a me”. In ogni altra autentica esperienza di fede possiamo raccogliere analoghi sentimenti. Chiediamo al Dio della pace di infondere in ciascun essere umano il rispetto e l’amore che dobbiamo a tutti, ma in modo speciale ai bambini.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 ottobre 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

questo nostro appuntamento mensile non vuole certo indicare a Dio i conflitti armati, le sofferenze e le situazioni di violenza di tante parti del mondo. Egli ben conosce le fatiche dei suoi figli. Si aspetta però la nostra responsabilità e la nostra solidarietà, a favore di quanti soffrono per conflitti dimenticati e “distrazioni” colpevoli causate spesso da interessi economici e geopolitici. Tra i poveri che papa Francesco è venuto ad abbracciare e a consegnare al nostro abbraccio il 12 novembre scorso ad Assisi, ci sono, idealmente, anche loro. Il nostro incontro di preghiera raccoglie le nostre voci fragili e le fa diventare una supplica ardente, fatta nella lingua e secondo la tradizione di ciascuno/a, rivolta all’unico Dio che ci ama e chiede amore.

Tra le crisi dimenticate vi è certamente quella del Belucistan, la provincia più povera e più grande del Pakistan, una terra popolata da uomini e donne di diverse fedi. Sin dal 1947 la popolazione chiede una forma di autonomia e attualmente è scenario di una protesta di tanti che chiedono verità e giustizia per i propri cari rapiti perché in opposizione al governo centrale. Protagoniste delle azioni pacifiche di dissenso sono alcune donne mentre continuano a imperversare azioni terroristiche, attività di guerriglia da parte di un esercito di liberazione e la repressione dell’esercito e della polizia nazionale.

Invitiamo tutti a pregare affinché vengano armonizzate le diversità che compongono il tessuto sociale e religioso degli abitanti del Belucistan, vengano riconosciuti e garantiti tutti i diritti umani e si instauri un dialogo in grado di generare la pace.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 settembre 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

agli inizi di settembre in Guinea Conakry si è compiuto un colpo si Stato che ha destituito il presidente, al suo terzo mandato, e ha installato il governo provvisorio della giunta militare. Il futuro di quella nazione africana è incerto. Dell’attuale situazione conosciamo molto poco per la mancanza di corrispondenti e inviati della stampa del resto del mondo. La lanterna della fede può farci tuttavia mettere a fuoco ciò che è più importante di ogni altra considerazione: la vita e la dignità delle persone. Nello spirito dell’universale fraternità che ci lega tra esseri umani, figli dell’unico Dio, al di là di tutti i confini, fedi e culture, quei fratelli e quelle sorelle ci appartengono.

La loro sorte ci sta a cuore. Per questo, il prossimo 27 settembre, facendoci eco dello storico incontro di preghiera per la pace dei rappresentanti di tante religioni svoltosi in Assisi nel 1986, chiediamo che, ciascuno secondo la propria tradizione religiosa, nell'intimità della propria famiglia o con la propria comunità di appartenenza, rivolga al Dio della pace la preghiera per la Guinea. Non prevalgano le ragioni economiche, non vi siano intromissioni interessate di potenze esterne, si abbia il coraggio di porre al centro esclusivamente il bene degli abitanti della Guinea e si allontani la minaccia della violenza. Che Dio voglia ascoltare la nostra preghiera e benedire col dono della pace il cammino e la vita di quella nazione.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 agosto 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

mentre uniamo ancora una volta la nostra preghiera al pianto e alla supplica che sale verso Dio dall'Afghanistan che in questi giorni vive momenti drammatici di incertezza e di violenza, impegnandoci ad aprire il cuore alla solidarietà e all’accoglienza, ascoltiamo da Haiti e da tante regioni del mondo il grido della Terra, la nostra casa comune, devastata dalla potenza distruttiva del fuoco e dell’acqua. Questi fenomeni ci interpellano anche perché, in gran parte, sono effetto del cambiamento climatico e della poca cura del territorio, dovuti a comportamenti individuali ma anche a condotte politiche ed economiche gravemente colpevoli.

Le immagini satellitari ci mostrano un pianeta irriconoscibile, in cui mani irresponsabili si macchiano di un vero e proprio “assassinio” ambientale, a svantaggio di singole popolazioni e del mondo intero. Alla distruzione della vegetazione si accompagna spesso anche la morte di animali e di persone innocenti.

Di fronte a tanta desolazione, risuona in noi con forza il Cantico di Francesco d’Assisi, potente invito a ricordarci che tutto ciò che esiste è in profonda relazione di fraternità. A noi la responsabilità di agire di conseguenza, a partire da ogni semplice gesto quotidiano di rispetto e amore, per spezzare la logica della violenza e dello sfruttamento e generare accoglienza e pace.

Preghiamo, il 27 di questo mese, perché si plachino, tra gli umani, i sentimenti di intolleranza, tanto più se impropriamente giustificati da motivi religiosi e rivolti a innocenti, donne, bambini. Insieme chiediamo al Dio misericordioso luce e grazia, perché quanti sono accecati dalla ricerca del vantaggio egoistico si aprano alla contemplazione delle meraviglie della vita e tutti, da veri fratelli e sorelle, impariamo a proteggere e custodire la bellezza di ogni creatura.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 luglio 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

Nel nostro appuntamento mensile di preghiera per la pace, vogliamo unire la nostra voce e la nostra preghiera a quella dei tanti fratelli e sorelle che da Haiti esprimono sofferenza e preoccupazione per le sorti delle proprie famiglie e del loro stesso Paese. Il sangue del presidente Jovenel Moïse, brutalmente ucciso in circostanze che fanno sospettare un complotto internazionale, grida a Dio, come grida l’indigenza di una popolazione che da tanti anni occupa gli ultimi posti della classifica dei Paesi più poveri. Per l’intero popolo di Haiti uniamo la nostra invocazione. Ci stringiamo in particolare intorno ai bambini e alle bambine di Haiti che hanno diritto a scrutare una speranza nel proprio orizzonte di vita. Ad essi si deve assicurare il cibo sufficiente e un'istruzione adeguata. Chiediamo a Dio di proteggere i missionari e tutte le donne e gli uomini che sono in quei luoghi per accompagnarne lo sviluppo integrale e di convertire coloro che aderiscono alle bande armate che anche ultimamente si sono macchiate di rapimenti e di altri orribili delitti. Preghiamo perché la comunità internazionale metta in atto tutte le misure necessarie a garantire agli abitanti di Haiti i più elementari diritti umani. Preghiamo, ancora, perché tutti possano accogliere il dono della pace che Dio non fa mancare mai a chi gli apre il cuore.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 giugno 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

L'itinerario che ci porta mensilmente a visitare i luoghi di conflitto e di violenza, ci conduce in Colombia. La firma degli accordi di pace avvenuta ormai cinque anni fa, ha posto fine al più lungo e sanguinoso conflitto interno dell'America Latina ma, purtroppo, non ha prodotto i successi sperati e si sono continuate a registrare varie violazioni degli accordi, così come dei diritti umani. Dal 28 aprile scorso si sono susseguite manifestazioni di protesta in tutte le città del Paese e, a fronte di una grande partecipazione popolare, le forze dell'ordine si sono rese protagoniste di pesanti violazioni. Le agenzie indipendenti internazionali dei diritti umani hanno documentato uccisioni e ferimenti, sparizioni forzate e stupri, uso della tortura e arresti arbitrari. La richiesta dei dimostranti è di una maggiore equità fiscale soprattutto alla luce dei danni causati dalla crisi pandemica.

Mentre le proteste e le violenze proseguono, chiediamo che da Assisi e da tutti i cuori che amano la pace, si elevi a Dio la preghiera perché si torni a dare spazio al dialogo e alla comprensione reciproca. Che i credenti di ogni fede, sull'esempio di quanto avvenne in questa città il 27 ottobre 1986, contribuiscano a irrigare la speranza della riconciliazione con la preghiera e, il prossimo 27 giugno, nella forma che ritengono più in sintonia con la propria tradizione, si rivolgano all'unico Dio per chiedere la pace in Colombia.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 maggio 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

ancora una volta siamo costretti a registrare l’uso della forza e della violenza in Terra Santa e ad esprimere la nostra ferma contrarietà. Si tratta di un conflitto che si trascina ormai da troppi anni lasciandosi dietro un carico di vittime e di sofferenze indicibili. Ancora di più: accumula odio, rancore, sete di vendetta e ogni altro cattivo sentimento che rischia di accendere nuovi conflitti nel corso del tempo. Anche se non mancano esempi di convivenza pacifica, di collaborazione e comprensione, purtroppo sembra prevalere ancora una volta l’opzione delle armi, che semina terrore e fa strage di innocenti. Coloro che hanno perseguito la strada della violenza, dopo settanta anni di conflitti armati dovrebbero ammettere onestamente che i fatti non danno loro ragione e che bisognerebbe quanto meno tentare e rafforzare altre strade.

Per parte nostra vorremmo provare a unire le forze spirituali presenti in tutti. Quella terra è considerata “santa” dai figli di Abramo, ma viene tenuta in grande considerazione e guardata con assoluto rispetto da tutte le religioni. Anche per questo dovremmo sentire tutti la forte sollecitazione a rivolgerci a Dio perché riaccenda la speranza della pace anche laddove sembra smarrita e, nel solco segnato dallo “spirito di Assisi” a partire dallo storico incontro del 1986, rinnovare in ciascuno la volontà di pace, l’esigenza della conversione del cuore, la volontà del dialogo nel mutuo riconoscimento.

Per queste ragioni propongo a tutte le persone e le comunità cristiane e di ogni altra religione, di unirsi in preghiera fin da ora. Soprattutto uniremo la nostra supplica nel corso della giornata del prossimo 27 rivolgendoci a Dio per impetrare che il suo dono della pace sia finalmente accolto da tutte le persone che abitano in Israele e Palestina.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 aprile 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

abbiamo ascoltato nei giorni scorsi le dichiarazioni di diverse importanti istituzioni del panorama internazionale circa il ritiro della propria presenza militare dall'Afghanistan. Non intendiamo in questa sede esprimere una valutazione sull'opportunità della scelta compiuta a suo tempo e sui risultati raggiunti dalla presenza ventennale di una coalizione di tanti eserciti stranieri. Piuttosto abbiamo a cuore le sorti delle popolazioni di quel Paese che è chiamato a dar vita a un nuovo corso della propria storia. Non possiamo nasconderci i rischi rappresentati dai propositi di vendette maturate negli anni ed esprimiamo la preoccupazione circa la protezione delle categorie più vulnerabili della società afghana. La vita delle donne così come il diritto a una giusta educazione dei bambini, la partecipazione libera alla cosa pubblica e la garanzia della libertà di religione, sono sfide importanti per le quali chiediamo la protezione di Dio.

Dal 27 ottobre 1986 in cui S. Giovanni Paolo II volle raccogliere in Assisi tanti rappresentanti di religioni diverse per unire tutti nell'impetrare da Dio la concordia e la riconciliazione, abbiamo compreso che la pace non si ottiene con la solennità delle dichiarazioni ma piuttosto accogliendo il dono di Dio e impegnandoci a lasciar crescere quel seme nella vita di ognuno e nella speranza dei popoli.

Voglia pertanto Dio accompagnare il nuovo processo della vita degli abitanti dell'Afghanistan suscitando buoni propositi di bene in tutti. È questa la preghiera che vi chiedo di condividere il prossimo 27 in ogni casa e in ogni comunità, in tutte le lingue e le tradizioni religiose del mondo.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 marzo 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

ci sono molte situazioni in giro per il mondo che chiedono e meritano di essere segnalate all'attenzione delle nostre coscienze. Si tratta di popolazioni inermi che vengono sottoposte quotidianamente alla violenza di ogni tipo. In questo mese vogliamo raccogliere il grido che proviene dal Mozambico e che diviene supplica e preghiera. Dalle testimonianze dirette che ci provengono dai villaggi più interni e soprattutto dai distretti della provincia Nord-Est, diverse fazioni (gruppi jihadisti, esercito, compagnie militari private) si rendono protagonisti di crimini e violenze efferate. Nei giorni scorsi sono state raccolte testimonianze circa la decapitazione di bambini inermi. Questa situazione, che è iniziata all'incirca nel 2017 ha provocato un numero elevato di vittime ma anche una folla di profughi interni che vagano alla ricerca di una qualche forma di assistenza. Alla situazione politica instabile e insicura si sono aggiunti i gravissimi danni provocati dal ciclone Kenneth abbattutosi del Paese nel 2019 e dalle alluvioni dell'inizio dello scorso anno. Per questo la nostra preghiera che si rivolge al Dio misericordioso, chiede anche di risvegliare la solidarietà internazionale e la comunità politica affinché si possa intervenire efficacemente a sostegno di chi è indifeso. In questo modo vogliamo dare seguito all'intuizione di S. Giovanni Paolo II che si realizzò nell'incontro orante per la pace alla presenza di tanti rappresentanti di religioni diverse nel 1986 qui in Assisi inaugurando così lo "spirito di Assisi". Voglia l'unico Dio ascoltare la voce che, in tante lingue diverse, da tanti luoghi del mondo, invoca il dono della pace e la conversione dei cuori.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 febbraio 2021

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

col cuore colmo di dolore ci rivolgiamo all'unico Dio pensando ai profughi che fuggono da guerre, violenze e miseria e non ricevono adeguata accoglienza e riconoscimento. Il pensiero va ai fratelli e alle sorelle che sono costretti al freddo e a sofferenze immani nelle montagne dei Balcani e che talvolta sono persino respinti con la violenza. Con loro ricordiamo quanti sono sottoposti alla stessa sorte nella frontiera tra Messico e Stati Uniti, in quella tra Myanmar e Bangladesh o Thailandia e moltissimi altri. Che Dio converta i cuori di coloro che nella comunità internazionale hanno il potere di trasformare il rifiuto in accoglienza e rispetto.

Vi invito inoltre, a ricordarvi davanti a Dio, della situazione drammatica del Myanmar (ex Birmania) di cui riusciamo ad avere solo scarne notizie. A quello che ci è dato di capire, il netto dissenso nei confronti degli autori del colpo di Stato è diffuso in gran parte della popolazione di quel Paese e rischia di degenerare in un bagno di sangue come è già avvenuto recentemente nel 1998 e nel 2007. Il Dio della misericordia preservi gli abitanti di quella terra da una tale prova e ricomponga il conflitto che si è aperto verso la pace che è garanzia di bene per tutti.

Ciascuno con la propria comunità di appartenenza, in famiglia o personalmente e secondo le modalità che riterrà più idonee, sabato 27 potrà farsi eco di quella invocazione di pace che ormai 35 anni fa si levò da Assisi.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 dicembre 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

vengo a proporvi di dedicare il nostro appuntamento mensile di preghiera per la pace al grido che proviene dall’India. In quello che è il secondo Paese per numero di abitanti, si contano circa 10 milioni di persone contagiate dal Covid 19 e 145mila decessi. Una situazione resa più drammatica da altre criticità segnalate da agenzie internazionali: penso alle discriminazioni legate a tradizioni ataviche, alla situazione di aborigeni e tribali minacciati da imprese senza scrupolo che avanzano nei territori da loro abitati da sempre, alla condizione di tante donne vittime, come in molti altri Paesi, di violenze sessuali e di molestie di ogni tipo.

Fortemente sollecitati poi dalle parole di Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli tutti in cui si legge: “C’è un diritto umano fondamentale che non va dimenticato nel cammino della fraternità e della pace: è la libertà religiosa per i credenti di tutte le religioni” (279), dobbiamo rilevare con tristezza le minacce e le discriminazioni cui sono sottoposti in alcuni territori i fedeli di diverse religioni. A tutto questo si aggiunge la questione ancora critica del Kashmir.

Insomma sono tanti i motivi di sofferenza e di preoccupazione che ci inducono a chiedere di unire le nostre anime nella supplica all’unico Dio e a chiedere pace durevole e autentica per una terra dalle nobili tradizioni spirituali e che ha tanto da insegnare al mondo con la sua sapienza millenaria.

Ringrazio tutti coloro che vorranno unirsi ai motivi di gioia di noi cristiani che celebriamo in questi giorni il Natale di Gesù di Nazareth, l’«Emmanuele», il “Dio con noi”.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 novembre 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

gioiamo insieme alle popolazioni del Nagorno Karabak per l’accordo che è stato siglato e che auspichiamo possa garantire il tacere delle armi e della violenza e contribuire a salvaguardare l’incolumità di tutti. Sappiamo bene che già in altre occasioni gli accordi non si sono mostrati affidabili nel tempo e che anche l’attuale patto non ha trovato il pieno consenso delle popolazioni dei due Stati belligeranti. Ciononostante siamo consapevoli che quantomeno la sospensione del conflitto risparmia vite umane, distruzioni e sofferenze.
Come spesso accade, mentre quel conflitto si spegneva, in un’altra area del mondo si accendeva un nuovo focolaio. Ciò è avvenuto in Etiopia dove la popolazione della regione del Tigrai vive una situazione di grande instabilità tra rappresaglie di gruppi armati e intervento dell’esercito nazionale. Nel nostro appuntamento di preghiera mensile del 27, nel solco dell’impegno di preghiera e di azione delle religioni per la pace, che ha in Assisi un suo luogo emblematico, chiediamo di pregare per l’Etiopia. Oltre alla sofferenza già generata, il conflitto rischia di allargarsi all’intera regione del Corno d’Africa e ad altre nazioni che paiono approfittare della confusione per soffiare sul fuoco del conflitto e renderlo ancora più distruttivo. Non dimentichiamo che si tratta di popolazioni già provate dalla miseria e da un sistema economico che produce anch’esso distruzione e morte, come ci ha ricordato la riflessione di Economy of Francesco che si è svolta in questi giorni virtualmente in Assisi e si è chiusa con un vigoroso messaggio del Papa. Non dimentichiamo che anche in quella regione, come ormai in tutto il mondo, la diffusione del contagio pandemico produce vittime e sofferenze. Se la pace non è solo assenza di guerra, pregheremo anche perché termini quanto prima la diffusione pandemica.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 ottobre 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

siamo nel mese in cui, 34 anni fa, San Giovanni Paolo II convocò in Assisi la grande preghiera delle religioni per la pace. Non più gli uni indifferenti agli altri, tantomeno gli uni contro gli altri, ma insieme per elevare all’unico Dio la voce dell’anima e confidargli l’aspirazione alla pace. Oggi quella sete di pace si è fatta ancora più urgente perché i conflitti armati continuano a generare distruzione e morte nel mondo, persistono le ingiustizie sulla pelle dei più indifesi, il terrorismo continua a colpire, ingenti somme vengono investite per produrre e acquisire nuovi strumenti di morte e la violenza si manifesta in tante forme. Nello stesso tempo però è cresciuta anche la consapevolezza che la pace è dono prezioso che sgorga dal cuore di Dio e noi dobbiamo accoglierla, custodirla e diffonderla. Si moltiplicano, il più delle volte senza clamore alcuno, i gesti di amicizia e di incontro che generano un mondo nuovo. Non si tratta soltanto di firme in calce ad accordi, appelli, dichiarazioni e buoni propositi, ma di gesti e segni che sanno radicare la fraternità, fare spazio alla solidarietà e all’amicizia. Ne è testimonianza anche il recente incontro organizzato a Roma, proprio nel solco dello “spirito di Assisi”, dalla Comunità di Sant’Egidio. Noi crediamo che anche questo è frutto della preghiera.

In questo mese voglio invitarvi pertanto a pregare per la pace unendovi alle iniziative che promuoveremo da Assisi e che saranno diffuse via internet. Non trascureremo di volgere il nostro pensiero alle vittime della violenza in ogni parte del mondo e per chi ha perso la vita a causa della pandemia in corso. Pregheremo anche per la conversione del cuore di quanti cedono la parola alle armi e scelgono consapevolmente la violenza. Lo faremo avendo nel cuore le parole dell’Enciclica “Fratelli tutti” che Papa Francesco ha scelto di firmare proprio qui in Assisi ricordandoci che “il comandamento della pace è inscritto nel profondo delle tradizioni religiose” (284). Facciamo nostra la sua preghiera: “Il Signore ci aiuti a camminare insieme sulla via della fraternità, per essere testimoni credibili del Dio vivo”.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 settembre 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

quanta sofferenza nel mondo! Come dimenticare, ad esempio, la situazione drammatica che sta attraversando il Libano dopo la spaventosa esplosione del 4 agosto scorso, o le condizioni cui sono sottoposti i migranti e i richiedenti asilo di Lesbo dopo l'incendio del campo profughi di Moria, o la situazione di violazione dei diritti umani che si va aggravando in Bielorussia e in tanti altri luoghi della terra? Per questo e per altro la nostra preghiera. Ma in questo nostro consueto appuntamento mensile, vorrei attirare l'attenzione sull'Ucraina. Lì c’è una guerra a “bassa intensità” che è tipica di un conflitto dimenticato e per questo vogliamo ricordarlo, nel senso anche etimologico di “riportarlo al cuore”. Riportarlo al nostro cuore perché siamo certi che nel cuore di Dio è già presente la condizione degli abitanti del Donbass che, da oltre sei anni, sono sottoposti a gravi limitazioni che vengono rese ancora più dolorose dalla pandemia in corso. Nonostante le tregue proclamate nel corso del tempo, l'ultima delle quali sarebbe entrata in vigore il 27 luglio scorso, gli scontri armati tra l'esercito ucraino e i separatisti continuano.

Con lo sguardo di Dio non possiamo fare a meno di guardare questo conflitto dalla parte delle vittime, e cioè le popolazioni che, oltre a contare i morti, non ricevono assistenza, si sono viste limitate le possibilità di movimento, non riescono a svolgere le normali attività lavorative, sono state costrette ad abbandonare le proprie case e ora vivono la condizione di sfollati e si apprestano ad affrontare l'ennesimo inverno rigido senza poter contare sull'erogazione del gas di cui mancano da tempo. Se siamo tutti fratelli, come papa Francesco ci ricorderà presto da Assisi, quelle sofferenze ci appartengono. È con le lacrime degli abitanti di quei luoghi che vogliamo rivolgerci insieme, uomini e donne di ogni fede, al Dio che si muove a pietà dei deboli e converte il cuore dei violenti.

Vi invito pertanto a rivolgere la vostra preghiera il prossimo 27 settembre, come ogni mese, nel solco della preghiera per la pace inaugurata da S. Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 in Assisi.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 agosto 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

questo mese di agosto viene a ricordarci con profonda amarezza i tragici anniversari delle bombe atomiche sganciate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki settantacinque anni fa. Si trattò di una vera e propria sconfitta dell umanità. La violenza efferata contro popolazioni inermi prevalse sul dialogo e sulla comprensione reciproca. Nonostante gli orrori prodotti da quella insensatezza, il progetto di morte dell arma nucleare non si è fermato. Crescono gli arsenali di nuove armi ancor più distruttive. Per questo vengono investite risorse ingenti nella ricerca, nella produzione e nella tenuta in sicurezza di tali ordigni di morte. Papa Francesco ha affermato, a tal proposito, che “l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche. Saremo giudicati per questo” (Papa Francesco presso il Memoriale della pace di Hiroshima, 24/11/2019).

Vi invito pertanto, il 27 di agosto, a unire la vostra preghiera a quella di tutte le persone di buona volontà affinché sia definitivamente approvato il Trattato Onu del 2017 che prevede la messa al bando della ricerca, costruzione, possesso e uso delle armi nucleari. Sono tanti i Paesi che finora l'hanno firmato e ratificato compreso il Vaticano, ma non in numero sufficiente per la sua entrata in vigore. Chiediamo anche all Italia, che ospita testate nucleari, di aderire convintamente al Trattato.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 lugglio 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

la sfida della pace ci chiede di accogliere dall'unico Dio l’invito a sentirci fratelli e sorelle, e a vivere come tali, imparando a rispettare, armonizzare e, nella misura possibile, valorizzare le nostre diversità in vista del bene comune.

Vorrei attirare l’attenzione della nostra preghiera su due scenari. Il primo riguarda la Terra Santa, dove continuiamo ad assistere all’inimicizia tra i due popoli israeliano e palestinese. Certo non mancano in quel contesto persone di buona volontà, dell’una e dell’altra parte, e tentativi di riconciliazione che purtroppo non ricevono adeguato spazio di informazione. Si pone invece come una minaccia alla pace la decisione del governo di Israele di annettere alcune aree della Cisgiordania, con un prevedibile esito di aumento dell’incomprensione e di possibili reazioni violente. Invitiamo a pregare affinché le due parti, tenendo conto anche delle valutazioni e delle mediazioni di carattere sovranazionale, tornino a parlarsi e ricompongano la convivenza possibile nel rispetto dei diritti di tutti.

Allo stesso modo il nostro impegno di preghiera guarda alla Turchia, terra che unisce oriente ed occidente, fedi e culture diverse. Preghiamo perché la Basilica cristiana dedicata alla Divina Sapienza (Santa Sophia) sia rispettata nella sua fisionomia originaria, in un rapporto tra cristiani e musulmani che superi la logica della contesa e si sviluppi all’insegna del dialogo, dell’incontro e del riconoscimento reciproco.

Per questo chiedo a tutti di unirsi spiritualmente nella preghiera del 27 di questo mese perché il Dio della pace renda disponibili i cuori all'incontro con l'altro, all'ascolto delle sue ragioni e della sua storia fino a raggiungere, nel discernimento del vero e del bene, la “convivialità delle differenze” che costruisce la pace vera.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 maggio 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

lo scorso 14 maggio abbiamo aderito, in comunione con papa Francesco, all'invito dell'Alto Comitato per la Fratellanza umana per “una giornata di preghiera e digiuno e opere di carità, per implorare Dio di aiutare l’umanità a superare la pandemia da Coronavirus”. Vi ringrazio di cuore perché so che molte famiglie, molte comunità religiose e molti fratelli e sorelle di tante religioni diverse si sono uniti nei tre gesti che ci venivano richiesti.

Per il nostro prossimo appuntamento di preghiera del 27 vorrei che proseguissimo nella preghiera per questa intenzione concentrandola sulle situazioni di maggiore necessità. Si tratta di campi profughi, villaggi difficilmente raggiungibili, comunità indigene come quella dell'Amazzonia, aree distanti da presidi sanitari e luoghi di cura, periferie degradate di centri urbani, situazioni già provate da conflitti armati, popolazioni provate dalle conseguenze nefaste delle sanzioni economiche dirette ai propri governi.

Sono gli ambienti in cui la miseria non consente di far fronte adeguatamente a una minaccia tanto pericolosa come quella del virus Covid 19. Pregheremo anche perché quanti sono responsabili di scelte economiche e politiche siano veramente docili alla voce dello Spirito di Dio e guardino non a interessi particolari ma al bene comune delle proprie nazioni e del mondo intero.

Vi chiedo pertanto di unirci spiritualmente ancora a invocare la pace che oggi significa soprattutto riuscire a debellare la minaccia della pandemia. Lo faremo, come sempre, nella giornata di mercoledì 27 maggio, ciascuno nei luoghi e secondo le modalità che sono più consone e che vengono consentite dalle norme sanitarie in corso.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 aprile 2020

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,

siamo consapevoli che se anche ci sono guerre che mediaticamente e politicamente vengono definite “conflitti dimenticati” e “a bassa intensità”, nel cuore di Dio sono invece molto vive e presenti.

Tra i conflitti armati definiti in quel modo c’è quello in Kivu, una regione della Repubblica Democratica del Congo, la cui disgrazia sembra essere dettata dalla sua ricchezza, ovvero dalle materie prime presenti nel sottosuolo – in primis il coltan – indispensabili per la nostra tecnologia (smartphone, computer...). Il governo e alcune formazioni armate irregolari ormai da anni si contendono il controllo delle aree delle miniere con la violenza. Molto spesso sono donne e bambini a restare vittime di crudeltà di ogni tipo. A questo si aggiunge l’epidemia di Ebola che ha mietuto un numero impressionante di vittime e che sembra essere stata ormai ridotta drasticamente proprio nel momento in cui la pandemia del Covid 19 sta raggiungendo il continente africano. Non è difficile comprendere quali effetti distruttivi avrebbe la diffusione della pandemia nel continente africano poco attrezzato in termini di assistenza sanitaria e di infrastrutture.

Sono tutte ragioni che ci inducono a elevare la nostra preghiera dell’appuntamento del 27 aprile all’unico Dio secondo le diverse tradizioni religiose, nei tempi e nei modi che ciascuno sceglierà, per le popolazioni di quella vasta area del Congo. In questo tempo in cui anche il nord del mondo vede negli occhi la morte e la sofferenza di tanti fratelli e sorelle, sgorghi più forte anche la supplica perché gli uomini possano accogliere il dono della pace.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo

27 mese 2020

Carissimi,

il mese scorso abbiamo pregato per le persone colpite da coronavirus in Cina e per i numerosi popoli, etnie e culture che la abitano. Ora la pandemia sta interessando tutto il globo terrestre. Tanti sono gli interrogativi che ci interpellano nel constatare la vulnerabilità di una società basata sul benessere e il consumismo. Di fronte al bisogno estremo, che si abbatte anche su popolazioni economicamente più solide, ci accorgiamo che siamo tutti sulla stessa barca, e solo restando uniti possiamo cercare una via di uscita. Quale pace vogliamo costruire?

Proponiamo questo interrogativo anche ai fratelli di altre religioni che vogliono unirsi a noi nella preghiera. Per noi cristiani, mentre viviamo con la Quaresima un tempo speciale di conversione, il pensiero va a Gesù che ha preso su di sé tutti i dolori dell'umanità, per ridonarci l’abbraccio misericordioso di Dio e la bellezza della fraternità smarrita. Sentiamo in fondo al cuore l’invito a un cambio di rotta, nella direzione di una vera solidarietà, che non lasci nessuno abbandonato o ai margini. Un cambio di rotta che si esprima in piccoli o grandi gesti, come quelli che stiamo ammirando in questi giorni di crisi in tanti che stanno donando la parte migliore di sé al servizio degli altri, soprattutto quanti operano in prima linea per salvare vite umane.

Se un “virus” è capace di mettere in ginocchio il mondo, è ora di metterci in gioco tutti, per difenderci da questo e da tanti altri “virus” che producono scenari di guerra, violenza e indifferenza. Il “coronavirus” e tutti gli altri “virus” non sono imbattibili. In questo 27 del mese, giornata che ricorda l’impegno per la pace di tutti i leader religiosi della terra, facciamo brillare da un punto all’altro del pianeta la nostra preghiera. L’apostolo Paolo scrive che “tutto concorre al bene per quelli che amano Dio”. La pandemia che minaccia il pianeta ci spinga a passi decisivi per la realizzazione di un mondo più unito e fraterno.

Il Signore vi dia pace

+ Domenico Sorrentino, vescovo